Una storia talmente strana, e bella, da sembrare quasi non vera. Ma diventa vera parlando con Francisco. Francisco Sancho, catalano di Barcellona (“Ma potete dire spagnolo, italiano, e anche polacco, tedesco, francese, danese, ceco, austriaco, belga, olandese…”) che ha percorso a piedi 13mila chilometri consecutivi. Non per qualche forma di strano primato, ma per collegare, in 15 mesi, i principali santuari europei: da Jasna Gora a Czestochowa a Santiago di Compostela, da Roma ad Assisi, da Tours a Lourdes, da Oviedo a Frederickshavn… Il sogno sarebbe stato di arrivare a Trondheim, in Norvegia, ma anche così il cammino infinito di Francisco lascia senza parole. Ecco perché, allora, meglio usare le sue: “Per me è stato un cammino di ringraziamento. Il primo pellegrinaggio l’ho fatto nel 1995 attraverso il cammino francese verso Santiago di Compostela. Ho scoperto una nuova visione del camminare, ho imparato a camminare in orizzontale guardando in verticale e ho capito che la vita è dono e che bisogna viverla come dono. Dopo altri cammini in giro per l’Europa ho provato a prendere il tempo come amico, e non come nemico come facciamo sempre, per riuscire a collegare i grandi santuari più importanti del cristianesimo durante il Medioevo. Per 8 anni ho cullato questo sogno, ho studiato per collegare 35 cammini diversi, anche la segnaletica e quant’altro e poi sono partito”.

cammino francisco sancho

Per 8 anni ho cullato questo sogno, ho studiato per collegare 35 cammini diversi, anche la segnaletica e quant’altro e poi sono partito

La partenza, appunto, dalla Polonia: “Era l’8 settembre 2015, il giorno dedicato alla Madonna, e il desiderio era arrivare a Roma in 3 mesi e 89 tappe per l’apertura della Porta Santa. Poi sono riuscito ad arrivare ad Assisi per arrivare il 19 dicembre per l’apertura di quella Porta Santa e ho proseguito per il santuario de La Verna, poi a Pistoia (che nel Medioevo era chiamata la piccola Santiago, lì si narra che ci sia l’unica altra reliquia di San Giacomo). Attraverso la Liguria sono passato in Francia ad Arles e Lourdes e, dopo i Pirenei, ho proseguito per il cammino francese fino a Santiago e poi a Finisterre. Sono tornato indietro per il cammino primitivo fino a Oviedo (dove c’è il santo sudario), poi, sempre camminando all’inverso, ho percorso tutta la Spagna e poi tutta la Francia fino a Tours, da San Martino, e Parigi. Poi il Belgio, sono entrato in Germania attraverso Aquisgrana e infine la Danimarca fino a Frederickshavn. Era il chilometro 10mila per me, ero stanchissimo. Avrei voluto prendere una barca, arrivare a Oslo e andare fino a Trondheim dove ci sono i resti di Sant’Olaf, però avevo grossi problemi al ginocchio ed anche economicamente non ce la facevo più. Il desiderio, per la prima volta dopo tanti anni, era quello di tornare a casa (Francisco vive da parecchi anni a Vicenza, ndr). Allora ho seguito la via Romea e sono tornato in Italia, tramite il Brennero: l’8 dicembre sono arrivato alla basilica del monte Berico dove ho concluso questo sogno di collegare i santuari più importanti del Medioevo”.

Un cammino da far girare letteralmente la testa, oltre che le gambe, che Francisco ha fatto con grande serenità e naturalezza e che ha raccontato in un blog e che ora è anche diventato un libro illustrato realizzato da un fumettista spagnolo incontrato lungo il cammino

Un cammino da far girare letteralmente la testa, oltre che le gambe, che Francisco ha fatto con grande serenità e naturalezza e che ha raccontato in un blog e che ora è anche diventato un libro illustrato realizzato da un fumettista spagnolo incontrato lungo il cammino. “Per me i momenti più belli sono quelli che riguardano gli incontri, sono la ricchezza più assoluta – prosegue Francisco -. 470 tappe, ogni giorno mi sono affidato alla Provvidenza e ho conosciuto tante persone. La cosa più difficile è l’essere lontano dagli affetti, dalla famiglia e dalle persone più care. E’ vero che basta guardare in alto e trovare Lui, però quando stai fuori tantissimi mesi la difficoltà più grande è gestire da lontano i propri affetti”. Il pellegrinaggio di Francisco è un unicuum, almeno per il nostro tempo, ed è diventato una mostra fotografica che è lo stesso protagonista a raccontare. Dopo una tappa a Fanano, Francisco è a Modena fino a domenica 25 giugno presso la chiesa di San Giovanni in via Emilia centro (venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30). “Sì, ad oggi effettivamente non c’è nessuna esperienza raccontata di questo genere.

13mila chilometri e 15 mesi sono condizioni non facili da realizzare, però il mio scopo non è stato di farlo come un primato: sono solo un pellegrino che voleva fare del suo sogno realtà

13mila chilometri e 15 mesi sono condizioni non facili da realizzare, però il mio scopo non è stato di farlo come un primato: sono solo un pellegrino che voleva fare del suo sogno realtà”.

 

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